Ad Auschwitz non è mai ingrassato nessuno.
La deportazione dell'obesità da malattia a colpa.

Una donna di 44 anni racconta, tramite un sondaggio online, una sua esperienza di stigma basato sul peso in ambiente sanitario.


La signora descrive che durante una ecografia all’addome a causa di una colica addominale il medico le dice che non si vede nulla a causa dell’obesità e di non trovare scuse perché ad Auschwitz erano tutti magri.


Questa testimonianza, insieme a diverse altre, é la risposta a una domanda relativa a un sondaggio online in cui si indagavano le esperienze negative subite, a causa del proprio peso, in ambiente medico.


Su 100 persone che hanno risposto 62 hanno riposto di averne subite e 21 in più di un’occasione.
83 persone su 100 quindi riferiscono trattamenti negativi a causa del proprio peso in ambiente sanitario.


Il riferimento al tristemente noto campo di sterminio l’ho sentito più volte riportato dai miei pazienti nella mia pratica clinica, come se questa fosse una raccomandazione consigliata nei testi di medicina.
Una frase che colpevolizza, mortifica e fa sentire sbagliati.
Viktor Frankl (uno psicologo ebreo che ha vissuto l’esperienza del campo di concentramento) nel bellissimo libro “uno psicologo nel lager” descrive i sintomi del digiuno nel lager.
Racconta per esempio di come le persone si differenziassero nella suddivisione della piccola razione di pane data quotidianamente (chi la consumava velocemente, chi le suddivideva durante il giorno...).
É descritta la fame, la denutrizione, il sottopeso che nulla hanno a che vedere con il concetto di sana alimentazione e stile di vita che la medicina raccomanda anche nel trattamento dell’obesità.

Dire a una persona con obesità che nei campi di concentramento non é mai ingrassato nessuno é una mancanza di rispetto alla persona e alla malattia.

Per alcune persone il peso cucito addosso come una Stella di David diviene uno stigma che deporta le persone affette da obesità da malate a colpevoli.