Lasciate che le persone con obesità muoiano prima: quando lo stigma diventa disprezzo e odio.

La prima cosa che cattura l’attenzione scorrendo l’articolo dal titolo “Leave couch patatoes alone”, di Michael Buerk apparso recentemente sul settimanale inglese “Radio Times”, é la fotografia che ritrae un uomo in mutande e canottiera, sporco di cibo, con i calzini bucati, stravaccato su una poltrona reclinabile intento a bere birra, e mangiare un panino, tenendo sulle ginocchia un contenitore pieno di pop corn.


L’immagine é una fedele rappresentazione dello stigma, e pregiudizio, che colpiscono sia l’obesità sia chi ne é affetto.
Il peso é considerato sotto il controllo della persona e quindi se cresce è solo colpa tua e della tua scarsa forza di volontà.
Non si può avere empatia e compassione per chi é causa del suo male e infatti Michael Buerk parla del problema “obesità” con disprezzo sostenendo che chiamarla “malattia” é un errore, e che ciò non ridurrà lo stigma, o incoraggerà le persone a cercare aiuto, poiché se sei in una condizione di obesità è solo perché mangi troppo.


Secondo il giornalista inglese le persone con obesità non sono malate, ma deboli.
Il problema per Buerk infatti è l’ingordigia, e non la genetica o i complessi fattori (biologici, psicologici, ambientali) coinvolti nella regolazione del peso corporeo e meccanismi di fame e sazietà.
Perdere peso è facile scrive l’autore, basta mangiare meno, facendo riferimento alla sua partecipazione al programma “I am a celebrity get me out of there”, un format tipo l’Isola dei Famosi, in cui in tre settimane, in un contesto in cui c’era poco cibo a disposizione, ha perduto quasi dieci chilogrammi.


Ridurre il problema obesità con slogan del tipo “basta mangiare meno e muoversi di più” é sbagliato, ed é come dire a una persona malata di depressione che per risolvere il suo problema basta sorridere di più.


L’ultima stoccata del giornalista riguarda come risparmiare sulla spesa sanitaria.
Michael Buerk non ha dubbi, visto che le persone con obesità muoiono prima questo é da considerarsi come un sacrificio altruista sia per ridurre il problema della spesa sanitaria sia quello del sovrappopolamento e riscaldamento globale.

Come ha ribattuto Ted Kyle “https://conscienhealth.org/…/moving-beyond-weight-bias-int…/“ (.... che sia scritto per provocare, o per ignoranza, il pezzo di Buerk é sbagliato.... cosa accadrebbe se si considerasse la morte, di chi é affetto da altre malattie croniche, come una riduzione della spesa sanitaria?).

L’articolo non sembra esporre una opinione, ma odio e disprezzo, sostenuti da pregiudizi che non tengono conto dei dati della ricerca scientifica, molto attiva nelle ultime decadi, verso questa problematica.


Una delle condizioni più debilitanti del vivere in una condizione di obesità é proprio lo stigma ad essa associato che può influire negativamente sulla salute fisica, psicologica e sociale della persona che lo subisce.


Le opinioni di Michael Buerk riflettono i comuni stereotipi negativi che ruotano attorno al peso, specchio di una società che glorifica la magrezza e disprezza l’obesità.


Se la prima é considerata come sinonimo di bellezza, controllo e successo la seconda è considerata come una colpa causata da pigrizia, debolezza e scarsa cura di sé.


Ridurre lo stigma verso l’obesità é un passo fondamentale nella cura e prevenzione di questa condizione cronica.
Dobbiamo combattere l’obesità e non le persone che ne sono affette.


Come ha scritto Phoebe James Boyd https://www.theguardian.com/…/michael-buerks-fat-shaming-is…, é lo stigma di Michael Buerk a essere debole e non le persone con obesità che lo subiscono.

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